In ricordo di Piero Amerio, che ci ha lasciati il 15 giugno 2026, all’età di 92 anni, vorrei qui ripercorrere in breve i preziosi contributi che ha avuto sia per la psicologia torinese, collaborando alla nascita della Facoltà di Psicologia presso l’Università di Torino, sia per la psicologia, contribuendo a sviluppare la psicologia sociale prima e la psicologia di comunità qualche decennio successivo, in Italia.

Chi ha conosciuto Piero Amerio ricorderà che il rapporto con lui non si poteva “limitare” a un ricco e colto scambio professionale e scientifico. Le sue riflessioni, le sue esemplificazioni erano spesso infarcite di aneddoti della sua vita personale: la nipotina (sempre chiamata così anche quando è diventata una giovane donna adulta), le sue rose, le sue poesie, cioè le sue passioni extraaccademiche… la sua quotidianità. Ma al di là di questi suoi tratti personali, che svelavano il suo lato umano, ironico, provocatorio, appassionato, contestatore, …poliedrico, Piero Amerio ci ha lasciato una visione della psicologia (psicologia sociale in particolare) estremamente attuale.

È stato docente di Psicologia sociale e Psicologia di Comunità presso l’Ateneo torinese, dove ha diretto per diversi anni il Dipartimento di Psicologia, contribuendo alla sua nascita. È anche grazie a lui se generazioni di psicologi e psicologhe si sono laureati in questa città.

È stato consigliere comunale della Città di Torino dal 1993 al 1997, di cui è consigliere emerito, a testimonianza della sua tensione politica che lo ha caratterizzato anche nella sua vita extraaccademica.

Riconosciuto come uno dei maggiori promotori italiani della psicologia sociale prima, e psicologia di comunità successivamente, Piero Amerio è professore emerito presso l’Università degli Studi di Torino, già membro del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali, past-presidente della Società Italiana di Psicologia di Comunità (SIPCO) e socio onorario dell’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) e dall’Association Internationale pour la Diffusion de la Recherche en Psychologie Sociale, associazione presso cui, nel 1996, gli è stato conferito il Premio alla Carriera, a testimonianza dello stretto rapporto e delle proficue collaborazioni con gli psicologi sociali francesi, diventati poi anche cari amici.

Non ultimo, non possiamo non ricordare che è stato tra i fondatori di Psicologia Sociale. La Rivista, nata nel 2006, ha avuto come primo Direttore Augusto Palmonari e un primo Comitato di direzione costituito da Piero Amerio, Luciano Arcuri, Anna Paola Ercolani, Guido Sarchielli ed Eugenia Scabini, a testimonianza delle costanti collaborazioni scientifiche tra Piero Amerio e docenti di diverse Università italiane.

La sua produzione scientifica ci ha lasciato una ricca eredità, offrendo uno sguardo specifico sulla psicologia sociale come disciplina collocata nell’intersezione tra lo psichico e il sociale, come scienza “cerniera”, tesa verso una ricerca “pratica”, che colloca Piero Amerio tra i maggiori esponenti del pensiero Lewiniano, Questa sua idea di psicologia sociale si trova già agli inizi della sua carriera accademica, possiamo infatti trovarne traccia nelle sue dispense datate 1970. Articolati approfondimenti si troveranno via via in contributi successivi.

Per coloro che non hanno conosciuto il professor Amerio e non hanno avuto occasione di approfondirne gli scritti, vorrei qui ricordare quale sia – e uso il presente non a caso – la sua idea di psicologia sociale. Una sintesi del suo pensiero si trova già nei titoli di alcuni suoi scritti: un testo del 2004 (Einaudi) si intitola Problemi umani in comunità di massa, l’introduzione al testo Fondamenti di psicologia sociale (Il Mulino, 2007) riporta il titolo “La psicologia sociale nella società degli individui”. Termini quali massa e comunità, oppure società e individui che esprimono la dialettica con cui Amerio ha considerato il rapporto tra mondo individuale e mondo sociale, considerato “un dato di fondo dell’esistenza umana, sia essa considerata sotto il profilo dell’esperienza individuale (quale si esprime nell’attività psicologica e nell’agire pratico), sia considerata sotto il profilo delle strutture e delle dinamiche che caratterizzano la società” (Amerio, 2007, pag. 12). La sfera psicologica e quella sociale non si annullano, nel pensiero di Amerio, l’una nell’altra, proponendo una psicologia sociale che mette al centro della sua analisi “i modi e le fome dell’articolazione tra l’esperienza degli individui e le dinamiche sociali in cui questi sono coinvolti” (op. cit., pag. 12).

Una peculiarità del pensiero di Amerio consiste nel considerare l’individuo come un soggetto attivo, dotato di cognizione ed emozioni, ma anche come essere umano che vive in contesti fisici e sociali concreti, intreccia relazioni e affronta problemi “In sintesi, sono persone che non solo pensano, amano, odiano, sperano e soffrono, ma che anche fanno” (op. cit., pag. 183) portando l’attenzione sul ruolo dell’azione nel dominio pratico.

Non è qui pensabile entrare nei dettagli della ricchezza del suo pensiero. Ispirandosi in particolare al pensiero di William James e, soprattutto, di Kurt Lewin, aggiornando le riflessioni di questi “padri fondatori” alla luce degli sviluppi delle scienze psicologiche e neuroscientifiche, le sue analisi hanno offerto stimoli per leggere la contemporaneità, per ragionare in chiave psicosociale sui cambiamenti politici, sociali e valoriali che hanno attraversato, e attraversano, il mondo occidentale, senza dimenticarsi delle soggettività che incontrano, a volte subiscono a volte affrontano, difficoltà, limiti, mancanza di risorse. Si tratta di analisi complesse, affrontate in chiave interdisciplinare, che intrecciano prospettive filosofiche, sociologiche e politologiche, senza dimenticare gli sviluppi nell’ambito della psicologia (non solo sociale) e delle neuroscienze, solo per citarne alcuni, come testimoniano, tra altro, i suoi manuali di psicologia sociale.

Piero Amerio ha prestato attenzione sia agli sviluppi teorici, sia al posizionamento valoriale della disciplina. È secondo me emblematico un suo contributo, uscito nel giugno del 1996 sul Giornale Italiano di Psicologia, dal titolo “Possiamo occuparci di libertà, di dignità, di giustizia?”, di cui riporto un suo passaggio conclusivo, che ritengo estremamente attuale, 30 anni dopo “Viviamo in un’epoca in cui l’azione di pochi può tenere in scacco intere collettività nell’incertezza del terrore. È anche un’epoca caratterizzata da tecnologie tali (chimico-fisiche e genetiche) che la scelta e la decisione di uno solo possono portare alla fine di tutti. Occuparci di azione vuol dire quindi anche scendere concretamente nei problemi del nostro tempo senza cullarci nell’illusione di una a-storica ripetitività. (…) Poiché anche la “speranza” (come diceva Lewin) ha un suo ruolo nella psicologia sociale umana, potremmo, senza illusioni ma anche senza rinunce intellettuali, ricordare il vecchio detto: conoscere le cose può essere anche la prima condizione per cercare di prevenirle” (pagg. 383-384)

Il suo approccio psicosociale ai problemi umani sul piano della ricerca e dell’intervento lo rende inoltre uno dei principali artefici della psicologia di comunità in Italia. Ha magistralmente contribuito a svilupparne paradigmi, teorie e metodi, permettendo alla psicologia di comunità di affermarsi nel panorama scientifico con un proprio bagaglio epistemologico e di diventare oggi fondamentale nel curriculum formativo di psicologia.

Se la psicologia sociale viene proposta come “disciplina cerniera” tra lo psichico e il sociale, la psicologia di comunità costituisce, nella proposta di Amerio, una disciplina che si colloca nell’interfaccia tra clinica e politica. Avendo la psicologia di comunità una tensione verso l’intervento, verso la pratica di un agire professionale volto a sviluppare risorse e competenze, individuali, gruppali, comunitarie e sociali, Amerio ha contribuito al suo sviluppo proponendo una teoria della pratica.

L’aspetto “clinico” della psicologia di comunità è dato dall’atteggiamento di aiuto volto al cambiamento, dall’attenzione al caso specifico, individuale. Se ne differenzia, tuttavia, perché considera le soggettività inserite in un contesto dato, nel quale le condizioni di vita non si configurano solo come reazioni soggettive, ma come esito dell’interdipendenza tra fattori individuali e fattori contestuali “Si tratta di un soggetto storicamente, culturalmente e socialmente situato, le cui competenze attive trovano le loro possibilità di attualizzazione nelle risorse e nei vincoli posti dal sociale” (Amerio, Psicologia di comunità, Il Mulino, 2000, pag. 190). Ed è proprio nei vincoli, o nelle risorse, posti dal sociale che ritroviamo la dimensione “politica”, poiché sono anche le condizioni del contesto (inteso negli aspetti sociali, organizzativi e istituzionali), le caratteristiche della polis, che possono generare i problemi umani. Al sociale viene cioè attribuito un ruolo eziologico rilevante, che contribuisce “al costituirsi del disagio e del disturbo psichico” (op. cit. pag. 190). Pertanto l’intervento psicologico, secondo questa accezione, si occupa sia della polis affinché i contesti in cui vivono le persone siano funzionali al loro sviluppo, al loro benessere, alla loro salute, sia di aspetti soggettivi e psicologici che possono ostacolare o, al contrario, trovare occasioni di sviluppo date dalle dinamiche sociali.

Non bastano queste parole per descrivere il lascito scientifico di Piero Amerio.

La sua visione sulla psicologia e sull’intervento psicologico costituisce uno stimolo attuale, non solo dal punto di vista teoretico, ma anche per ripensare al ruolo della psicologia come disciplina che mantiene come principio etico, nonché professionale, il benessere di ogni essere umano.

In conclusione vorrei ricordare altre passioni che hanno caratterizzato la sua vita: le sue poesie, che sono presenti in diverse pubblicazioni, e il suo amore per le rose botaniche ed antiche, che ha dato vita, nel corso degli anni, a un bellissimo e stimato roseto (il Roseto della Sorpresa, presso Castell’Alfero, in provincia di Asti) che, per l’importanza delle sue collezioni e del suo contesto paesaggistico, è stato inserito nell’Elenco ufficiale dei giardini storici di interesse botanico dalla Regione Piemonte. Alle rose ha dedicato anche, nel 2010, il volume Storie di rose antiche.

Vorrei terminare con le sue parole, estrapolate da una sua lettera che mi aveva inviato per ringraziarmi di aver organizzato, assieme a Gian Piero Quaglino, un testo collettaneo, invitando colleghi e colleghe incontrati durante la sua vita accademica a scrivere un contributo scientifico dedicato a Piero Amerio (si veda Psicologia Sociale in dialogo, 2006, Unicopli) in occasione dei suoi 70 anni. Per la presentazione del volume è stata organizzata una festa a sorpresa, resa possibile grazie alla complicità della moglie Gisella.

Queste parole testimoniano, tra altro, la passione per il suo ruolo di docente e lo sguardo attento alla condizione giovanile (per tutti, si veda il testo Giovani al lavoro, Il Mulino, 2009).

Nella vita abbiamo tutti il compito di insegnare ai più giovani. È una specie di obbligo generato dall’imprinting di una specie i cui membri abbisognano di una lunga serie di cure per apprendere a sopravvivere nel mondo umano che è il nostro, costruito dalla nostra storia e cultura. Per imparare, cioè, a continuare a scrivere la nostra storia personale e sociale. (…). Ma, invecchiando, si impara che quanto, realmente, possiamo insegnare non è altro che quello che siamo. Quello che vi ho insegnato è anche quello che voi mi avete dato. Ricordatevene anche voi quando siete di fronte ai vostri allievi”

Noi non possiamo che essere grati e grate del tempo condiviso con Piero Amerio.

Torino, 2 luglio 2026

Norma De Piccoli

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